Una volta mio padre mi disse: «Quando un ebreo prega, pone a Dio una domanda che non ha fine».
Calò l'oscurità. Cominciò a piovere.
Non chiesi mai: «Quale domanda?».
E ora è troppo tardi. Perché ti ho perso, Tateh. Un giorno, nella primavera del 1938, in una giornata piovosa che lasciò spazio a uno squarcio tra le nuvole, ti ho perso. Eri uscito a raccogliere esemplari per una teoria che stavi elaborando su pioggia, istinto e farfalle. E poi te ne sei andato. Ti abbiamo trovato disteso sotto un albero, il viso imbrattato di fango. Sapevamo che allora eri libero, non più vincolato da risultati deludenti. E ti seppellimmo nel cimitero dove era sepolto tuo padre, e suo padre, all'ombra del castagno. Tre anni dopo, persi Mameh. L'ultima volta che la vidi indossava il suo grembiule giallo. Stava infilando delle cose in una valigia, la casa era un disastro. Mi disse di andare nel bosco. Mi aveva preparato del cibo e mi disse di indossare il cappotto, anche se era luglio. «Vai», mi disse. Ero troppo grande per darle retta, ma come un bambino le diedi retta. Mi disse che mi avrebbe seguito il giorno dopo. Scelsimo un posto nel bosco che conoscevamo entrambi. Il noce gigante che ti piaceva, Tateh, perché dicevi che aveva qualità umane. Non mi preoccupai di dirti addio. Scelsi di credere a ciò che era più facile. Ho aspettato. Ma. Lei non è mai venuta. Da allora ho vissuto con il senso di colpa di aver capito troppo tardi che lei pensava di essere stata un peso per me. Ho perso Fitzy. Studiava a Vilna, Tateh: qualcuno che conosceva qualcuno mi ha detto che era stato visto l'ultima volta su un treno. Ho perso Sari e Hanna per colpa dei cani. Ho perso Herschel per colpa della pioggia. Ho perso Josef in una fessura del tempo. Ho perso il suono delle risate. Ho perso un paio di scarpe, me le ero tolte per dormire, le scarpe che mi aveva regalato Herschel, e quando mi sono svegliato erano sparite; ho camminato a piedi nudi per giorni e poi ho ceduto e ne ho rubate un paio a qualcun altro. Ho perso l’unica donna che avessi mai voluto amare. Ho perso anni. Ho perso libri. Ho perso la casa dove sono nato. E ho perso Isaac. Quindi chi può dire che, da qualche parte lungo il percorso, senza che me ne rendessi conto, non abbia perso anche la testa?